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Il Non so che
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Il Non so che

Storia di una idea estetica

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Espressione di un’esperienza ai limiti del dicibile, il “non so che” è stato più volte il tema di brillanti apologhi, dialoghi, trattati. Confessione di ignoranza, appare negli scritti dei dotti, da Cicerone a Sant’Agostino, da Leibniz a Montesquieu, fino alla ripresa novecentesca di un Jankélévitch. Benché sia stato frequentemente bersaglio di facili ironie, il “non so che” vanta dunque una lunga tradizione, che si estende dal mondo latino all’Europa moderna, e attraversa la mistica e la retorica, la psicologia e la filosofia, la produzione poetica e prosastica.

COD: 9788877260390 Categoria:
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Espressione di un’esperienza ai limiti del dicibile, il “non so che” è stato più volte il tema di brillanti apologhi, dialoghi, trattati. Confessione di ignoranza, appare negli scritti dei dotti, da Cicerone a Sant’Agostino, da Leibniz a Montesquieu, fino alla ripresa novecentesca di un Jankélévitch. Benché sia stato frequentemente bersaglio di facili ironie, il “non so che” vanta dunque una lunga tradizione, che si estende dal mondo latino all’Europa moderna, e attraversa la mistica e la retorica, la psicologia e la filosofia, la produzione poetica e prosastica. È peró tra il Seicento e il Settecento che il “non so che” diventa il luogo intorno a cui si addensano tutte le nozioni più importanti che segnano l’emergere dell’estetica moderna: sentimento, gusto, grazia, cuore, simpatia, sorpresa, delicatezza, charme, arte e natura. Questo libro è il primo tentativo organico di documentare la diffusione europea del “non so che”, e di interpretarne, in particolare, l’importanza per l’estetica. Nella prima parte, un ampio saggio introduttivo dei curatori ricostruisce la storia del “non so che” fin dalle sue origini, e mette a fuoco il ruolo che esso svolge negli autori antologizzati nella seconda parte: Bouhours, Leibniz, Feijoo, Marivaux, Montesquieu. Il quadro che emerge dall’esplorazione di questa zona d’ombra dell’esperienza umana mostra non soltanto l’avventatezza delle condanne sommarie, ma libera il “non so che” da quel luogo comune che ne fa una prefigurazione di più tarde indistinzioni romantiche, restituendolo invece alla sua reale fisionomia storica e alla sua perdurante problematicità. Correda il volume, esemplarmente curato da Paolo D’Angelo e Stefano Velotti, un ampio apparato esegetico, critico e bibliografico.

Informazioni aggiuntive

Codice ISBN

9788877260390

N° pagine

156

Paolo D’Angelo – Domani, 9 novembre 2020
“Bizzarro, contorto, volgare. Quando Dante stava all’inferno”
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